Chi sono

Chicca Savino è una scultrice che realizza sculture di creta a Roma
Chicca Savino vive e lavora a Roma, dove è nata nel 62. Pittrice, Scultrice, Interior Designer; è un vulcano in piena di passione per la vita e l’Arte da sempre.
Inizia la sua attività sin da giovanissima col nonno scenografo con il quale realizzava i suoi primi dipinti ad olio. Continua incessante la sua ricerca e si iscrive all’Accademia delle Arti Decorative fino al 2006. Dal 2010, la sua attività inizia a riempirsi di colore scoprendo l’amore per la Pop Art. Sperimenta nuove tecniche su tela dipingendo animali, monumenti o creando ritratti. Esplode successivamente anche l’amore per la materia e con la creta realizza nuove opere. Segue a studio lo scultore Massimiliano Giara, che le da l’imprinting e la lascia lavorare con le sue idee. Crea così sculture ad alto impatto Pop che continua a realizzare.
Oggi la sua ricerca nell’Arte è prettamente indirizzata ad inviare veri messaggi di attualità sui grandi temi del mondo, dal riciclo alla spersonalizzazione dell’uomo. Studia anche un nuovo tipo di tela , che costruisce da sola, realizza così “You can Change”, opera interattiva, che viene selezionata per la XII Edizione della Biennale di Roma. Le sue opere sono riconoscibili dal suo tratto e linea: “Squares”. Quadratini di tutti i colori che riempiono la figura o il fondale, il tutto con significati ben precisi sulla vita. Ha esposto in gallerie e festival in Italia. Le sue opere fanno parte di collezioni private italiane.

Sveva Manfredi Zavaglia

La ricerca artistica di Chicca Savino si esprime attraverso un lavoro completo che spazia dalla scultura alla pittura in una continua evoluzione artistica testimonianza di uno stato d’animo in perpetuo fermento, di chi non teme di mettere in discussione se stesso e il suo operato pur mantenendo punti di riferimento solidi come lo studio sul colore e quella lettura positiva che non cade mai in un pessimismo esistenziale e/o esistenzialista ma che tende a esaltare sempre l’essenza delle cose e dei soggetti rappresentati in un’aurea di positività. Un approccio libero da ideologie limitate e limitanti e da prigioni mentali e che vede la vita come occasione per gioire.
La pittura è il suo punto di partenza, una pittura che si evolve nel corso degli anni verso un’esigenza di profondità fisica e intima oltre che di innovazione, ed in tutto questo comune denominatore rimane l’analisi delle tonalità la cui dimensione e il cui significato intrinseco sono presenti fin dagli esordi.
Toni forti, dinamici, spesso impattanti negli accostamenti, protagonisti dell’opera (come si evince nei quadri degli inizi) o della sua sedimentazione (nelle opere più recenti). Le cromie diventano elemento complementare della forma e della sua suddivisione geometrica che si sviluppa in un andamento armonico portavoce di un’esigenza di comunicare non solo ciò che l’artista vede ma anche il suo impatto emotivo con il mondo circostante.
I soggetti sembrano esulare dalla realtà nel loro gioco di luci e di forme e catturano lo sguardo creando un collegamento leggero con la realtà stessa.
Savino è di certo un’artista attenta che ama osservare la realtà e i suoi personaggi; ed è da queste riflessioni che nasce la serie delle sculture con soggetto teste di personaggi famosi, storici o comuni, riviste e rivisitate in chiave ironica, scanzonata, gioiosa.
La testa… contenitore di idee, pensieri, sogni, ragionamenti, diventa il soggetto preferito dall’artista: letta in maniera surreale, provocatoria, soggettiva, in ognuna di esse ne esalta un particolare, un elemento che cattura la nostra attenzione e ci fa fermare a riflettere un poco ma pur sempre in maniera “leggera” perché Savino sa stuzzicare la nostra curiosità senza cadere nella pedanteria e mantenendo quella giusta dose di frivolezza necessaria ad una approccio costruttivo con il pubblico e mai soffocante.
E così “Maria Antonietta”, regina dalla sorte sventurata qui rappresentata completamente rivestita d’oro, con lunghe ciglia e sapiente capigliatura, elementi che rimandano alla frivolezza del suo carattere e al contempo ad una lettura scanzonata della sua triste fine; e ancora “Monsieur Magritte” personaggio rappresentato in un’aurea onirica attraverso la quale Chicca Savino riesce a tirarne fuori l’essenza puntando l’attenzione su quelli che sono stati i punti focali del pittore surrealista qui vestito con elementi reali e tangibili dalla valenza inconscia, o ancora “Maiko” sapiente rivisitazione della cultura tradizionale giapponese, carica di significati e rimandi simbolici che si basano anche sull’uso capace e metaforico del colore.
Il colore, punto di forza ed elemento principe di tutta la sua produzione, viene chiuso nelle sfere o nei quadrati che animano molte delle sue opere pittoriche e scultoree, un colore tridimensionale, vibrante, vivo che esce fuori da ogni creazione per diventarne assoluto protagonista.
Uno studio delle cromie che sottolinea il suo amore per la pop art ma che si carica di valenza esistenziale a partire dal 2014 anno in cui Savino affronta una riflessione profonda riguardo alla sua ricerca stilistica e cambia in qualche modo il suo approccio all’arte come testimonia “L’attesa” dove la protagonista femminile seduta in posizione raccolta nasconde il suo sguardo all’osservatore come a voler rimanere assolta e non disturbata, ma nel suo profondo meditare quello che domina sono gli “squares” colorati; e ancora “Il gioco della vita” dove sullo sfondo giallo, colore luminoso, solare, simbolo anche di frivolezza, si impone in posa plastica il fisico di un uomo che punta il dito verso un puntino nero, la fine della vita, a ricordarci non la drammaticità dell’esistenza ma un monito ad essere meno superficiali e più riflessivi, a liberarsi da condizionamenti per abbandonarsi ad una comprensione più profonda e libera.
E ancora la serie “You can change” dove realizza personalmente le sue tele per renderle interattive, vedi “Moma”: dove il cruciverba iniziale, carico di parole dal sapore sempre positivo, lascia il posto ad un’invasione di sfere tridimensionali che fanno esplodere il colore che esce dal quadro quasi a voler andare incontro al suo osservatore. Sempre della stessa serie, “Raccolta Differenziata”, un interscambio di tele che si fondano sulla problematica del riciclo con il sapiente riutilizzo di materiali ed oggetti che grazie alla capacità e invenzione artistica si caricano di nuovi significati.
Una produzione in continua evoluzione, prettamente riconoscibile quanto a personalità di tecnica e stile ma in continuo fermento ed evoluzione.

Dr.ssa Monica Ferrarini

Chicca Savino è un’artista dal carattere eclettico. Nelle sue opere inscena le sfaccettature e le contraddizioni dell’ambiente romano, come tratte dall’osservazione quotidiana e descritte con quell’inesauribile ironia dissacrante che la contraddistingue senza mai scivolare nella superficialità; bensì sollecitando con intelligenza creativa nell’osservatore, spunti di riflessione sui meccanismi della moderna società, che produce la scissione e la perdita di identità dell’individuo e l’idolatria feticista della merce. Ma la poetica estetica di Chicca è priva di tensione drammatica laddove le sue rappresentazioni pittoriche e scultoree sono animate dalla volontà di ridicolizzare i diktat del politically correct per farsi critica sociale attuata con l’arma dello sberleffo, grazie al quale ricercare la complicità dello spettatore per invitarlo ad abbandonare i pregiudizi e le catalogazioni preordinate attraverso un accentuato colorismo capace di instaurare una relazione empatica. Un ingegno multiforme la cui versatilità acconsente la disponibilità nell’utilizzo di diversi medium espressivi grazie ai quali contaminare linguaggi stilistici differenti mirati a trasmettere un messaggio ottimista in antidoto alle ingiustizie giornaliere per ritrovare un senso di leggerezza ed affrontare le difficoltà senza arrestarsi all’apparenza, con uno sguardo divertito sui vizi dell’uomo contemporaneo.
Attualmente Chicca vive e lavora nella sua città natale, Roma, e le sue opere sono esposte in numerose gallerie ed esposizioni sul territorio nazionale, nonché in collezioni private.

Silvia Filippi